sabato 8 novembre 2014

Torneranno i prati



Ero sicura che il titolo di questo bellissimo film di Ermanno Olmi, che racconta una notte in trincea durante la prima guerra mondiale, fosse di speranza: "torneranno i prati" nella mia mente voleva dire che la guerra sarebbe finita e si sarebbe nuovamente tornati a vivere in pace. 
Non è così, perchè è vero, non è questa la realtà. 
"Torneranno i prati" significa che tutto il dolore di quelle vite distrutte dalla guerra sarebbe caduto nell'oblio di un futuro senza memoria. Lì dove la morte e il terrore hanno sgretolato gioventù e speranze sarebbe cresciuta nuovamente l'erba e il paesaggio divenuto di nuovo semplicemente bello e privo di sofferenza. E nessuno avrebbe ricordato.
È così per tutte le maledette guerre di ieri e di oggi.
Qualcuno a me molto caro ha sempre detestato la storia: "Non serve a nulla", mi diceva, "continuiamo a fare sempre i medesimi errori". Io invece continuo a credere che possa servire la storia, certo non quella dei vincitori, ma quella che esce dalla bocca di chi l'ha vissuta, la storia dei contadini, dei lavoratori, dei nostri nonni. Serve soprattutto a noi, generazioni che fortunatamente non hanno mai vissuto sulla propria pelle alcun conflitto armato diretto, che ci sentiamo così estranee a questa realtà che continua a devastare il nostro mondo.




Immagine tratta da:  http://ilmanifesto.info/le-ombre-in-trincea-dei-traditi-della-storia/

martedì 4 novembre 2014

Il sale della terra

Ho difficoltà a trovare le parole giuste per descrivere questo documentario sulla fotografia di Sebastião Salgado.
Ha un'intensità straziante, così profondamente vera da lasciarti folgorato. Racchiude il senso di una vita, e per quanto mi riguarda la direzione che voglio dare alla mia.
È atroce e meraviglioso. Mostra immagini di realtà che nessuno vorrebbe vedere, e proprio qui emerge tutta la potenza e l'importanza del lavoro di questo grande fotografo. 
Esistono nelle nostre vite così tante realtà nascoste e terribili, vale davvero la pena che ciascuno di noi, con i propri mezzi, le porti alla luce attraverso il racconto, e cerchi così di cambiarle.



A refugee from Eritrea, carrying his dying son, arrives at Wad Sherifai camp. Sudan . 1985
Fotografia di Sebastião Salgado tratta da:  http://www.amazonasimages.com/travaux-sahel

sabato 25 ottobre 2014

Fermiamo il TAV metro per metro. Entro il 31 ottobre!


Il 31 ottobre scadrà il termine per l'acquisto collettivo di un terreno per un presidio NO TAV in Trentino. Con 30 euro possiamo divenire collettivamente proprietari di questa terra perché sia chiaro che molti cittadini non sono d'accordo e vogliono essere ascoltati. Io ho partecipato. Se volete maggiori informazioni consultate:
http://www.notavbrennero.info/attualita/28-09-14/il-31-ottobre-termina-la-campagna-lacquisto-collettivo-di-un-terreno-un-presidio

P.s: 30 euro sono il prezzo di due magliette prodotte da lavoratori sottopagati nello stabilimento vietnamita, cinese o bengalese di qualche grande azienda dell'abbigliamento occidentale. Possiamo rinunciare a questo consumo socialmente dannoso e partecipare a questa costruzione collettiva, no?




martedì 7 ottobre 2014

lavoro

Oggi per la prima volta nella mia vita mi sono sentita disoccupata. Che originalità, con tutte le persone disoccupate che ci sono, la mia non è certo una situazione inedita.
Eppure dopo un concorso andato male ho camminato per le strade di questa città che amo e odio da sei anni, e mi sono sentita estranea a tutto. Luci, negozi aperti, scaffali pieni, oggetti inutili, persone affannate, signore distinte oscillanti sui loro tacchi alti, colori. Tutto sembrava irraggiungibile e lontano, sebbene indesiderato. E ho avuto la conferma sensibile che questo mondo che ci siamo costruiti ed edifichiamo ogni giorno con rinnovata obbedienza fa di noi delle persone a una dimensione.
Accetterei qualsiasi lavoro in questo momento, metterei da parte i miei sogni, perché ho bisogno di autonomia, come tutti. E allora giù la testa, piegandosi a contratti vergognosi, concorrenza spietata, imbrogli, concorsi truccati, per arrivare alla carriera, alla prospettiva di vivere per lavorare. Certo, non tutti siamo affamati di potere, eppure ci rassegniamo a questa situazione, perché "c'é la crisi", perché ci hanno e ci siamo convinti che sia normale.
Dall'altra parte siamo bombardati da bisogni sempre nuovi e crescenti, creati per darci l'illusione di riempire i vuoti lasciati dall'assenza di una vita che possa essere considerata tale. 
Partecipiamo come ingranaggi piccoli ed ostinati a questo meccanismo degradante.

Stasera chi vive al mio fianco mi ha detto: "Pensare che tu mi abbia preparato la cena mi fa venire da piangere, perché so che io non avrei il tempo di farlo, e non è giusto. Sono stufo di vivere così". Stufo di un contratto che scade a dicembre, di un lavoro che ama ma che non gli permette di vivere se non fra mille calcoli e rinunce, dell'assenza di prospettive, dell'assenza totale di tempo per sé. Sta lavorando anche ora chi vive al mio fianco, mi ha detto che ne avrà per tutta la notte.

7 ottobre 2006: assassinio di Anna Politkovskaja, giornalista


Immagine tratta da http://andreariscassi.wordpress.com/2011/04/20/una-poesia-per-anna-politkovskaja/